venerdì 10 aprile 2015

INTERVISTA A DAVIDE MANA

Abbiamo il piacere di condividere con Voi, l'intervista che lo scrittore Davide Mana ha rilasciato alla nostra Shanmei.


  • Blogger,  autore indie e pubblicato con editori tradizionali (Acheron Books) per lo più di genere fantastico, autore di articoli scientifici sia in Italia che a livello internazionale, paleontologo, insegnante, ricercatore universitario e traduttore, Davide Mana è uno spirito poliedrico, cosmopolita, curioso. E’ questo il segreto per affrontare gli interessanti anni che ci aspettano?

Non lo so. Lo spero.
Certo il fatto che io abbia indossato tanti cappelli professionali diversi non è frutto di un progetto o di un piano preciso ma, da una parte, dall'essere sempre stato molto curioso, e dall'altra dell'aver dovuto affrontare le necessità e i mutamenti, adattandomi.
Riuscirò a sopravvivere continuando a giocare a rimpiattino a questo modo? Non lo so.
Certo, credo che curiosità e competenze non siano mai sprecate.



  • Per Acheron Books hai pubblicato The Ministry of Thunder, un fantasy vintage, ambientato a Shanghai negli anni '30, parlaci del libro e della tua casa editrice, piuttosto speciale.

The Ministry of Thunder è un romanzo avventuroso con elementi fantastici mutuati dal folklore e dalla tradizione cinesi, e ispirato – almeno in prima battuta – da eventi storici reali. Quindi lo si potrebbe fiscalizzare come un fantasy storico – così come le storie di indiana Jones possono essere fantasy storico. Nel romanzo, un avventuriero italiano, Felice Sabatini, reduce da una malaugurata (e ben reale) spedizione militare italiana in Cina, viene coinvolto in una caccia al tesoro che si rivela molto più complicata e insolita del previsto. Ci sono donne affascinanti, avversari di una malvagità inenarrabile, spettri spiriti e altre stranezze, e sullo sfondo a muovere i fili, il fantomatico (letteralmente) Ministero del Tuono e delle Tempeste. Riuscirà il nostro eroe a salvare il mondo, conquistare la bella (che non è che abbia granché voglia di farsi conquistare) e a portare a casa la pelle?
Il romanzo è stato pubblicato da Acheron Books, una italianissima casa editrice che pubblica in lingua inglese autori italiani per il mercato internazionale, specializzandosi nel fantastico. Si tratta di una impresa coraggiosa e benemerita, che risponde ad un reale interesse del pubblico là fuori per ciò che noi facciamo qui nel nostro paese. Lavorare con Acheron è stato un vero piacere e un divertimento (per me, non so quanto lo sia stato per loro) e si è rivelato una opportunità preziosa. Al di là del mio personale coinvolgimento nel progetto, spero davvero che Acheron abbia successo, perché è esattamente ciò di cui la narrativa di genere italiana ha bisogno: poterraggiungere un pubblico vasto e interessato.


  • Sei fondamentalmente un autore indie di narrativa fantastica, autopubblichi ormai da alcuni anni su Amazon con un buon successo e un nutrito gruppo di lettori che ti segue. Quali sono le doti principali degli autori indie?

Credo che valga l'osservazione del guru americano Guy Kawasaki: uno scrittore autoprodotto è un artigiano, ed  è in realtà un autore, un editore e un imprenditore allo stesso tempo. È perciò necessario ragionare e lavorare per soddisfare tutti e tre i ruoli. È necessario prepararsi, ed è indispensabile avere dei collaboratori validi. Troppo spesso si è tentati di pensare che la scrittura sia tutto ciò che serve. E certo la scrittura è un aspetto indispensabile, ma ci sono altri fattori, altri lavori, che devono essere sviluppati in parallelo alla scrittura. È necessario osservare il mercato ma non farsene condizionare, è necessario curare la qualità del prodotto finito. È necessario curare il marketing e la comunicazione. È una montagna di lavoro, per il quale ci si prepara come ci si prepara per qualunque altro lavoro. Si legge, ci si informa, si scambiano idee coi colleghi, si fanno esperimenti. E intanto si continua a scrivere.

  • Noti ancora in Italia una certa discriminazione verso gli autori indie? E all’estero?

C'è una forte discriminazione, in Italia, e spesso gli autori sono i peggiori nemici di se stessi: molti credono di poter fare a meno del lavoro a cui accennavo nella risposta precedente, e buttano sul mercato prodotti che giustificano ampiamente i pregiudizi di molti. Accoppiando questo a un mercato piccolo e fragile si ottiene la ricetta del disastro. Aggiungiamo qualche raro individuo meno che scrupoloso, ed il panorama diventa desolante. All'estero, per contro, pare che i pregiudizi si stiano ridimensionando – in ogni genere esiste una vasta categoria di autori a credibilità zero e oggetto di ridicolo (penso al peraltro leggendario Chuck Tingle), ma chi lavora con coscienza e cura viene solitamente premiato da un pubblico più vasto e, forse, più attento.

  • La tua attività di traduttore e la tua ottima conoscenza dell’inglese, ti hanno permesso di scrivere direttamente in questa lingua, per chi non fosse capace, consigli di aprirsi al mercato internazionale facendo tradurre i propri testi?

Credo possa essere una strategia interessante – il bacino di potenziali lettori è molto più vasto e ricettivo. Certo, la competizione è ferocissima, ma è anche sostanzialmente corretta. La qualità, insomma, può emergere.

  • Alcuni autori per lo più all’estero avviano campagne di crowdfunding per mantenersi mentre scrivono, per far tradurre i propri testi, per stampare numeri limitati di libri. E in Italia?

In Italia il pubblico è molto diffidente – partecipare a un crowdfunding viene percepito da troppi coe “pagare per niente”. Credo che difficilmente da noi un blogger o uno scrittore potrebbero mantenersi con Patreon, come molti riescono invece a fare all'estero, ed esiste una lista piuttosto lunga e triste di progetti italiani meritevolissimi per i quali i crowdfunding sono falliti in maniera spettacolare. Ancora una volta, se un autore italiano dovesse puntare a un crowdfunding, forse gli converrebbe rivolgersi al mercato internazionale.

  • Hai mai prodotto un audiolibro? Con la voce giusta ti piacerebbe?

Amo molto i vecchi radiodrammi, e quindi l'idea di un audiobook mi attira da sempre. Tocca naturalmente ripetere il solito ritornello: non so in Italia quanto mercato possano avere gli audiobook (nel senso che davvero non ho dati a riguardo), e quindi non saprei quali potrebbero essere i costi e i ritorni. Certo, a livello puramente emotivo, mi piacerebbe molto, e credo che la voce giusta potrebbe aggiungere valore alla storia.

  • Esistono book trailer dei tuoi libri? Ti sei affidato a professionisti per produrli?

No, non esistono book trailer dei miei lavori, per il semplice fatto che ho sempre usato altri strumenti promozionali. Ci ho pensato spesso, ma si tratta di un tipo di lavoro per il quale è assolutamente indispensabile appoggiarsi a persone competenti, e finora non ho mai avuto la possibilità di investire il tempo e il denaro necessari per fare un buon book trailer.

  • L’importanza di trovare il giusto editor, adatto alla propria voce narrativa, è un passo fondamentale, spesso sottostimato. Penso, caso emblematico a Gordon Lish/ Raymond Carver. Come ti orienti per cercare il tuo editor?

Sono stato fortunato. Ho lavorato spesso con ottimi editor (in Acheron e in ProSe, ad esempio, con GG Studio, o prima ancora, per McFarland e per Chaosium) e ho la possibilità di lavorare con due ottime professioniste indipendenti quando preparo i miei lavori auto-prodotti. Con le mie due editrix l'incontro è avvenuto attraverso la lettura dei loro lavori, e poi con la frequentazione e lo scambio di idee. È indispensabile riconoscere una certa affinità. La chiave è, io credo, avviare un dialogo, e rispettare le competenze di ciascuno. Ci possono essere casi nei quali si dissente profondamente con l'opinione dell'editor, e tuttavia è necessario comunque prenderla in considerazione, e sfruttarla come una opportunità di crescita. 


  • Hai mai pensato di trasformare The Ministry of Thunder in un graphic novel? Quali disegnatori sceglieresti?

Potrebbe essere una evoluzione interessante. Alla voce disegnatori, credo che l'uomo adatto sarebbe probabilmente Mark Schultz, l'artista di “Xenozoic Tales”, che ha la giusta miscela di stile retrò, dinamica ed eleganza. Se devo sognare, credo valga la pena sognare in grande.

  • Grazie della disponibilità Davide, chiuderei questa intervista chiedendoti notizie sui tuoi progetti per il futuro.

Al momento sto cercando di finire un nuovo romanzo per Acheron, che devo tassativamente consegnare al mio editor entro pochi giorni ed è ancora in alto mare – il che è abbastanza ragionevole, visto che è una storia di fantascienza ambientata sotto la superficie del mare Mediterraneo.
Contemporaneamente sto lavorando su GreyWorld, un grosso progetto trans mediatico che unisce narrativa, web, grafica e gioco di ruolo, e che probabilmente vedrà la luce fra la fine del 2015 e i primi mesi del 2016 con GG Studio e Savage Worlds Italia – anche se abbiamo in programma anticipazioni e teaser nei mesi a venire. 
Ci sono poi un po' di racconti che spero di piazzare su alcune riviste di lingua inglese, e un paio di altre idee che sono ancora così nebulose e vaghe che, parlandone, temo possano dissiparsi e scomparire, quindi taccio.
C'è molto di cui scrivere, insomma. Il trucco è imparare a gestire i tempi.
Spero di impararlo, prima o poi.


Grazie per questa intervista, e grazie a tutti coloro che la vorranno leggere! D.

INTERVISTA A CURA DI SHANMEI

Nessun commento:

Posta un commento