giovedì 21 dicembre 2017

INTERVISTE AGLI ATTORI PROTAGONISTI DI AFTERBURN/AFTERSHOCK

In occasione dell'uscita del film Afterburn/Aftershock tratto dall'omonimo romanzo di Sylvia Day pubblicato in Italia per la HarperCollins Italia pubblichiamo la traduzione delle interviste realizzate dal blog http://www.theabstractnews.com/.
Ringraziamo The Abstract News che ci ha permesso di tradurre e pubblicare sul nostro blog.
(Traduzione a cura della traduttrice Cristina B.):

Questo pomeriggio ho avuto la fortuna di poter rivolgere alcune domande all'attore Tyler Johnson. Il protagonista del film prodotto da PassionFlix. Afterburn/Aftershock il nuovo film basato sull'omonimo libro di Sylvia Day. 

Ecco l'intervista a Tyler:

1. Prima di tutto, cosa ti ha attratto del ruolo di Jackson Rutledge?
Beh, quello che mi ha davvero attratto del ruolo era il conflitto tra desiderio e la concretezza sull'ambizione contro il cuore. Volevo davvero esplorare il personaggio e anche il libro mi è piaciuto molto.

2. Hai letto il libro per comprendere meglio il tuo personaggio?
Sì, adoro leggere. Alcuni dei miei autori preferiti sono Kurt Vonnegut, Albert Camus e Elmore Leonard. Come amante della lettura, penso che sia importante restare vicino al materiale originale. Studiavo il materiale ogni sera prima di andare a letto. Ho usato anche  il libro durante le riprese. Una cosa che ho imparato a proposito del genere romance è quanti benefici possa trasmettere.

3. Hai una scena preferita tra te e la coprotagonista Caitlin Leahy?
La scena del bacio e dello schiaffo. Prima di tutto, è stato fisicamente importante perché ho chiesto a Caitlin di non trattenersi. Ho studiato il metodo del Teatro Lee Strasberg & Film Institute, quindi volevo che la scena fosse più reale possibile. (Lei mi ha schiaffeggiato, dopo poi siamo scoppiati a ridere). Secondo, ci sono state ventitre ore su ventiquattro fatte di battibecchi, quindi questa scena è stata un po' diversa. E' stata girata anche al momento giusto. Mi ha ricordato il lavoro di Terrence Malik.      

4. In futuro prevedi di interpretare altri ruoli in film romance?
Penso sia una domanda interessante. I ruoli che interpreto sono quelli in cui cerco di ritrovarmi. Con il genere Romance, PassionFlix sta progredendo. Per quanto mi riguarda, il genere romance m'ispira. E' un genere per la parità e mi aiuta ad esplorare la mia mascolinità.

5. Considerato che Aftershock/Afterburn è basato sul romance di Sylvia Day, devo chiederti qual è il libro più romantico che hai letto?
Come prima risposta direi "Orgoglio e Pregiudizio" di Jane Austen. Ci sono storie come "Enders Game," dove mi sono innamorato del coraggio di Ender. Questo è un'idea diversa di amore e di romanticismo. Ho amato anche l'amore tra padre e figlio nel romanzo "The Road" di Cormac McCarthy. 

6. Prima di concludere, c'è altro che vorresti dire ai fans?
Vorrei ringraziare pubblicamente Joany Kane, Jina Panebianco, Tosca Musk e PassionFlix per aver dato voce a questo mercato inesplorato e per l'opportunità

Vorrei nuovamente ringraziare Tyler Johnson per quest'intervista. 

Fonte: Intervista telefonica

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Ho avuto la fortuna di intervistare Caitlin Leahy che interpreta Gia Rossi nel film Aftershock & Afterburn. Quindi ecco le sue opinioni sul suo ruolo, sul film, e anche sui prossimi progetti:

1. Prima di tutto, cosa ti ha attratto del ruolo di Gia Rossi e di "Afterburn/Aftershock"?
Ci sono molte caratteristiche di Gia che mi attraevano, la sua "passione", l'ambizione, e la devozione verso la sua famiglia. Sapevo che mi sarei divertitia con il personaggio e la sua solida educazione italiana di New York. 

2. Hai usufruito del libro per comprendere meglio il tuo personaggio?
Sì, ho letto i libri dopo aver accettato il ruolo. Spesso abbiamo fatto riferimento al materiale sul set e abbiamo cercato di rimanere fedeli alla descrizione delle scene di Sylvia.

3. Hai una scena preferita tra te e Tyler?
Lavorare con Tyler è stata una gioia. Abbiamo condiviso molte risate sul set, ma devo ammettere che la scena più emozionante è stata la scena del bacio e dello schiaffo. 

4. Dal momento che questo film è un'esclusiva di PassionFlix, pensi che lo streaming abbia cambiato il modo di come i film vengano commercializzati la prima volta?
Assolutamente. I servizi di streaming rendono più facile per i film raggiungere un pubblico più ampio. Permette agli spettatori di godersi i film nella comodità di casa propria.

5. Visto che "Afterburn/Aftershock" è basato sul romance di Sylvia Day, devo chiederti, hai un romance o un autore preferito?
Sylvia Day, ovviamente! E' venuta sul set parecchie volte e ha fatto anche un cameo nel film.

6. C'è qualche altro nuovo progetto di cui vorresti parlare?
Interpreto il personaggio di Delilah nel racconto epico "Sansone". Uscirà nelle sale il 16 Febbraio 2018.

Vorrei ringrazioare Caitlin Leahy per l'intervista. E non dimenticarti di andare al cinema a vederla nei panni di Dalilah nel film "Sansone" l'anno prossimo.

Fonte: Intervista tramite email  

lunedì 27 novembre 2017

INTERVISTA A CELIA AARON

Abbiamo il piacere di condividere con Voi, l'intervista che l'autrice Celia Aaron  ha concesso al nostro blog (A cura di LadyAileen e la traduttrice Cristina B.):

Dear Celia, thanks for accepting our invitation, tell us a little about yourself. When did you start writing?
Ciao Celia, grazie per aver accettato il nostro invito, raccontaci un po' di te. Quando hai iniziato a scrivere?

Thanks for having me! I've always been a writer. I used to write "Choose Your Own Adventure" stories (with badly-drawn illustrations) when I was a kid.

Grazie per avermi ospitato! Sono sempre stata una scrittrice. Da piccola scrivevo "Choose Your Own Adventure" (con illustrazioni non proprio perfette). ***Choose Your Own Adventure è una serie di Librigame per bambini dove ogni storia è scritta in seconda persona, nel quale il lettore assume il ruolo del protagonista e facendo determinate scelte determina le azioni del protagonista e lo svolgimento della trama.***

Is Celia Aaron your real name or a pseudonym? If it is a pseudonym, how did you create it?
Celia Aaron è il tuo vero nome o è uno pseudonimo? Se si tratta di uno pseudonimo, qual è la sua origine?

It's a pseudonym. The Celia part just came to me. I picked Aaron based on a Key and Peele skit called "Substitute Teacher" that had me howling with laughter.

E' uno pseudonimo. Celia mi è semplicemente venuto in mente. Ho scelto Aaron sulla base di uno sketch della serie televisiva Key & Peele dal titolo "Substitute Teacher" che mi aveva fatto morire dal ridere. 

Where do you pull inspiration from? Would you describe a typical day for a successful writer like you?
Come nasce un tuo libro? Come si svolge la giornata di una scrittrice di successo come te?

I pull inspiration from everything--things I read, movies I watch, places I visit, people I observe. A successful writer day is 4k words and a shower.

Traggo ispirazione da tutto--cose che leggo, film che guardo, luoghi che visito, persone che osservo. La giornata di uno scrittore di successo è riuscire a scrivere 4000 parole e fare una doccia.

What do your friends and relatives think about your stories? How do they support you?
Cosa ne pensano i tuoi amici e parenti delle tue storie? Come ti supportano?

My husband is my biggest cheerleader. He always reads my books first and gives me good feedback.

Mio marito è il mio più grande sostenitore. E' sempre il primo a leggere i miei libri e mi dà buoni consigli.

Why do you just write Dark Romance?
Perché scrivi solo Dark Romance?

I don't. I write all sorts of romance. I actually have a romantic comedy out right after Christmas called "You've Got Fail." But dark romance is something that I will always write, because I keep coming back to it, no matter what.

Non è così. Io scrivo vari tipi di romance. In realtà subito dopo Natale uscirà una commedia romantica dal titolo "You've Fot Fail." Ma il genere Dark Romance è qualcosa che scriverò sempre, perché non riesco a togliermelo dalla testa, nonostante tutto.    

We know that you decided to self-publish for the Italian market. How did you come out with this idea? How do you know your translator?
Sappiamo che hai deciso di auto pubblicarti per il mercato italiano. Come è nata questa idea? Come hai conosciuto il tuo traduttore?

I actually have a deal with a publisher for a couple of my other books, which are coming out soon. I wanted to do a self-published title to compare. The translator was recommended to me in the RARE (Romance Author and Reader Events) group on Facebook. I'll be attending the RARE signing in Rome on June 23, 2018.

In realtà ho un accordo con un editore per un paio di miei libri, che usciranno presto. Volevo far uscire un libro autopubblicato da confrontare. Il traduttore mi è stato raccomandato nel gruppo FB RARE (Romance Author and Reader Events). Parteciperò il 23 Giugno 2018 a Roma al RARE per il firmacopie.

Do you Know that there are foreign authors that self published in Italian language without Classical publisher? they use Babelcube.com. Have you ever heard about it?
Babelcube is a services where there are no upfront costs. It is free to translate a book and then convert it into the different file formats, publish it, update things like pricing, and track sales. This is a true partnership. Everyone —the rights holder (author or publisher), the translator, and Babelcube— make money as the book is sold through the sharing of royalty revenue.) 
 Sapevi che ci sono altre autori stranieri che si autopubblicano in lingua italiana senza il classico editore? Loro usano Babelcube.com. Ne hai mai sentito parlare?

Never heard of it.
Mai sentito.


Io scavo. È quello che faccio. Utilizzerò una pala per rispondere a una domanda, letteralmente. Tuttavia, alcune risposte sono rimaste sepolte troppo in profondità, per troppo tempo. Ma troverò anche quelle. E so dove scavare - la Tenuta Blackwood, sul margine del delta del fiume Mississipi. Garrett Blackwood è l'unica cosa che si interpone tra me e la verità. Un uomo spezzato - che possiede desideri capaci di danzare nella parte più oscura della mia anima - che è mio salvatore o mio nemico. Scaverò fino a quando non scoprirò tutti i segreti. Poi correrò affinché non possa trovarmi. L'unico problema? A lui piace quando corro.










Let’s talk a bit about your book Blackwood. How did you come up with the idea?

Raccontaci un po’ del tuo libro Blackwood. Come è nata l'idea?

I really wanted to write about a primal dom, which is what Garrett is. And I loved the idea of working a murder mystery into it.

Avevo proprio voglia di scrivere di un dominatore rude, come Garrett. E mi piaceva l'idea di lavorare su un caso di omicidio.

Let’s talk a bit about Garrett and Elise. How did you come up with these characters?
Raccontaci un po’ di Garrett ed Elise. Come sono nati questi personaggi?

Garrett had to be a gruff recluse, so I built him around that ideal. Elise had to be tenacious and smart, so I built her around that ideal.

Garrett doveva essere un solitario rude, così l'ho costruito in base a quell'ideale. Elise doveva essere tenace e intelligente e così l'ho costruita attorno a quell'ideale.

If your novel Blackwood would become a movie, which actors would you like as the main characters?
Se anche il tuo romanzo Blackwood diventasse un film quali attori sceglieresti per impersonare i protagonisti?

Henry Cavill and Kate Mara.

Henry Cavill e Kate Mara.

Who are your favourite female authors? Have you ever met them in a Convention or similar?
Chi sono le tue autrici preferite? Le hai mai incontrate in una Convention o qualcosa di simile?

Kristen Ashley, who I've met and who is a wonderful human being. Sarah J. Maas; I haven't met her yet, but I love her A Court of Thorns and Roses series. J.R. Ward; Black Dagger Brotherhood for life!

Kristen Ashley, che ho incontrato ed è una persona meravigliosa. Sarah J. Maas; non l'ho ancora incontrata, ma adoro la sua serie A Court of Thorns and Roses. J.R. Ward; La confraternita del pugnale nero tutta la vita!

Tell us a weird or funny anecdote tied to your work as writer.
Raccontaci un aneddoto bizzarro o divertente legato al tuo lavoro di scrittrice.

I use "I'm a writer" as an excuse every time I go to one of my kids' parent-teacher conferences and am in dire need of a shower, some makeup, and clean clothes.

Uso l'espressione "Sono una scrittrice" come scusa ogni volta che devo andare ad un incontro genitori/insegnanti e ho un disperato bisogno di una doccia, trucco e vestiti puliti.

Could you tell us something about your future projects for Italian market?
Puoi dirci qualcosa sui tuoi prossimi progetti per il mercato italiano?

My Christmas novella, Christmas Candy, will be out within the next month with Hope Edizioni, and a novel will be out next year with Hope Edizioni.

La mia novella natalizia, Christmas Candy, uscirà nei prossimi mesi con la Hope Edizioni, e un mio romanzo uscirà l'anno prossimo con la Hope Edizioni.

Is there anything else you would like to tell to your Italian readers?
C'è ancora qualcosa che vorresti dire ai lettori italiani?

Thank you for reading! Much love, and I can't wait to meet you in Rome at RARE on June 23! xx

Grazie di leggere i miei libri! Vi mando tanto affetto, e non vedo l'ora di incontrarvi a Roma il 23 giugno al RARE! xx

Thank you so much for answering our questions.
Grazie per aver risposto alle nostre domande.

Thank You so much!
Grazie mille a voi!

lunedì 13 novembre 2017

ANTONIO ORLANDO - VOXLIBRI

Abbiamo il piacere di avere nostro ospite Antonio Orlando ideatore e conduttore della rubrica televisiva VoxLibri.

Salve Antonio Orlando, grazie per aver accettato il nostro invito. Raccontaci qualcosa di te.

Intanto grazie infinitamente a voi per l’invito. Io risponderei così come ho scritto sul mio sito internet www.orlandoantonio.eu
Ho da sempre amato i LIBRI, così, nella loro essenza: dalle copertine, alla carta riciclata (ne ho anche scritti 3) fino ad immaginarmi la schiena china dei tipografi, lì, precisi, ad incollare, pagina dopo pagina. 
Ho da sempre amato la MUSICA, così, nella sua essenza di Creatura Unica et Magnifica, fino ad imparare, da autodidatta, a suonare (diciamo) 3 strumenti ed iscrivermi SIAE come autore-compositore. 
Ho da sempre amato il LAVORO, nella sua essenza di sostentamento personale, fino a creare qualche attività imprenditoriale al Sud Italia, senza dover lasciare la mia amata terra di Basilicata. Ho da sempre AMATO, e vorrei continuare a farlo....!!!!

Come è nato il tuo amore per la lettura? Quali sono i tuoi libri e autori preferiti?

Al 2° anno di liceo, in vista delle vacanze estive, il mio professore di lettere mi consigliò la lettura di un libro quasi immortale: SIDDHARTA di H. Hesse. Il primo tentativo andò molto male (forse non ero ben predisposto); per il secondo, mi recai in un bosco e lo lessi in quattro ore, senza mangiare nulla. Tornai a casa sconvolto (positivamente), e da quel giorno, i libri sono diventati la mia “dipendenza” quotidiana.
Di solito leggo sempre e di tutto:fra i tanti autori che prediligo c’è di sicuro James Patterson, il mio ispiratore per i miei primi due libri (il Killer di San Domenico e Morbo Sacro) due gialli ambientati a Roma, ma quando leggo Ugo Foscolo mi emoziono come un bambino.

Sei l'ideatore e il conduttore della rubrica televisiva Vox Libri. Per chi non ne ha mai sentito parlare, puoi spiegarci esattamente di cosa si tratta e come è nata l'idea?
voxLIBRI è una rubrica televisiva che persegue un solo obiettivo: dar voce ai Libri. Il programma è visibile su 18 emittenti televisive in tutta Italia toccando 18 regioni (vedi elenco Tv partner) raggiungendo oltre 1.800.000 telespettatori sul digitale terrestre, oltre alla spinta notevole delle ns. pagine social. Un’opportunità unica e singolare per gli scrittori cosiddetti “emergenti” (a me questa parola non piace, perché chi scrive ha la stessa dignità di chi è sponsorizzato dalla stampa nazionale). Ecco, voxLIBRI nasce per tentare di colmare questo abisso che in Italia esiste nel fantasioso e variegato mondo della Letteratura, abitato da un’infinità di scrittori bravissimi ma poco noti al grande pubblico. Però sia lo scrittore che il piccolo e medio editore, da oggi, non hanno più alibi: quasi 2 milioni di italiani possono conoscerli, devono solamente muoversi a contattarci.
Puoi raccontarci come viene preparata una puntata? Dal momento della richiesta via email all'autore fino alla messa in onda?

Beh, a questa domanda sarebbero state più adatte a rispondere le “terribili” ragazze della redazione. Il primo contatto con gli autori avviene via mail oppure sui social. Ad onor del vero, a seguito del bellissimo redazionale realizzato dal giornalista Rai Antonio Coronato per il tg2 - rubrica “Tutto il bello che c’è” diretta da Silvia Vacarezza – le mail ed i contatti si sono letteralmente triplicati. Ci tengo a precisare che noi chiamiamo gli autori uno ad uno prima di passare alla registrazione della puntata, per tentare di capire le loro reali esigenze, fugare i loro dubbi e cercare, sempre insieme, la formula migliore per partecipare a voxLIBRI.
Chi non può raggiungere i nostri studi televisivi per l’intervista (dura circa 10 minuti – un ottimo tempo per parlare di libri), può optare per due diverse soluzioni:

Gli Imperdibili: senza spostarsi da casa, per 10 secondi, la copertina del libro appare in fulllscreeen.

Ti presento il mio libro: grazie a "Ti presento il mio libro in 1 minuto" ogni scrittore ha la possibilità di farsi vedere in Tv (nel vero senso della parola) inviandoci un video in cui presenta il suo libro. È un momento molto atteso dai nostri telespettatori per l'originalità e l'efficacia del messaggio. È possibile sostituire il videomessaggio con book trailer e/o videoclip della durata di 1 minuto.


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Quante persone (oltre te) collaborano a questo progetto? Raccontaci qualcosa di loro. 

Quando ne parlai con Nicola Decio Dimatteo (il regista) rimase in silenzio per circa dieci minuti, poi mi disse: “Tu sei un folle a voler unire 18 televisioni in tutta Italia per parlare di libri, addirittura per trenta minuti, ma io sono più pazzo di te perché sarò il tuo regista” E così nacque voxLIBRI. Poi sono arrivate le “terribili” ragazze Giorgia, Mariangela e Laura che, ogni giorno, ci sopportano (a me e al regista) e danno forma alle puntate che vedete in televisione. Siamo una bella famiglia, unita e determinata.
A proposito,  nelle prossime puntate ci sarà una piacevole novità: i lanci del programma non li farò più io ma Edith, bellissima e bravissima, che ha sposato il progetto con una carica pazzesca.

Quale è stata la puntata più divertente o che ti è rimasta più nel cuore?

TUTTE, e lo dico a caratteri cubitali perché è la verità: ogni puntata nasce con gli scrittori, passo dopo passo, con l’unico obiettivo di dar voce al libro che presentiamo. Altro obiettivo: è far sentire tutti gli autori a proprio agio.
La cosa più appagante è l’affetto che gli stessi ci manifestano quando vanno via: ci scrivono che gli manca la famiglia di voxLIBRI, ma non possiamo adottarli e sfamarli tutti, fino a quando il regista non decide, seriamente, di mettersi a dieta.

Ricevete più richieste da parte di autori self o che si pubblicano con Case editrici? C'è un genere letterario che non trattereste mai? Se sì, quale e perché?
Per nostra fortuna sono gli autori in primis che ci contattano, rispetto agli editori che per il momento sono un po’ fermi sull’uscio ad osservare. Io ritengo che le classiche presentazioni siano ormai superate: il posizionamento televisivo che garantiamo può davvero aiutare lo scrittore e l’editore a farsi “vedere” dal pubblico italiano che ancora preferisce gustarsi, sul divano di casa, una bella e divertente intervista. Ah, dimenticavo, le ragazze mi rimproverano perché faccio sorridere troppo durante le interviste, ma il bello di voxLIBRI è proprio questo, altrimenti non avrebbe avuto senso. Come si fa a precludere un genere letterario a discapito di un altro? La letteratura non ha confini, barriere, limiti: chiunque scrive ha qualcosa, a suo modo, da raccontare, e noi siamo qui pronti ad accoglierli.

Quale scrittore/scrittrice ti piacerebbe ospitare nella tua rubrica e non è ancora intervenuto? E perché?
 
Io ho un brutto difetto: dico sempre quello che penso, senza filtri. E alla tua domanda rispondo seccamente: tutti quelli che vogliono raccontare se stessi attraverso le loro opere, perché credo in ciò che ho dichiarato prima.
La parola “emergente” è stata creata da chi ha monopolizzato e ancora monopolizza le presenze in tv e sui giornali degli scrittori “affermati”.
Va bene parlare di ricette, di diari, di avventure goliardiche avvenute negli spogliatoi degli stadi etc.. ma un buon libro prescinde sia dalla casa editrice blasonata che dal VIP che l’ha scritto.
In italia ci sono tantissimi scrittori capaci, ma se dovessi sceglierne uno ti direi Alessandro Manzoni, al quale rivolgerei una sola domanda:
“Come le è venuto in testa di rovinare il matrimonio a Renzo e Lucia che avevano già prenotato la sala e pagato i fiori per la chiesa” –

Da qualche anno sempre più autori stranieri decidono di autopubblicarsi in italiano assumendo un traduttore o cercandolo attraverso piattaforme come Babelcube ma sono in pochi a dar voce a questo tipo di pubblicazioni. Avete mai pensato ad una rubrica dove ospitare i traduttori di queste opere? 
Conosco la piattaforma Babelcube e la trovo geniale. Se abbiamo pensato a loro? Onestamente no, ma grazie al tuo assist, ordino alle ragazze di adoperarsi all’istante.  

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Tanti, tantissimi, ma adesso dobbiamo pensare a voxLIBRI. Siamo entusiasti di quello che abbiamo già realizzato in così pochi mesi. Io vi invito a visitare il nostro sito internet www.voxlibri.it e a seguirci sulle nostre pagine social. Ed ovviamente in televisione. Buon voxLIBRI a tutti. E grazie ancora.

Foto: Fornite da voxLibri

martedì 31 ottobre 2017

TRADUTTORI: LORENZA BRAGA

Abbiamo il piacere di condividere con Voi, l'intervista che la traduttrice Lorenza Braga ci ha concesso.


Ciao Lorenza, grazie per aver accettato il nostro invito. Raccontaci il tuo percorso di studi.

Mi sono laureata in Lingue e Letterature straniere all’Università Ca’ Foscari di Venezia, con una tesi in letteratura angloamericana. Poi ho intrapreso altri percorsi e lavorato in altri settori, ma il mio amore per la letteratura è sempre stato così forte che mi ha spronato a cambiare vita e quindi, diversi anni dopo la laurea, ho deciso di frequentare un corso specifico di traduzione editoriale, il corso Tradurre la letteratura presso la Fondazione San Pellegrino di Misano Adriatico, che mi ha dato le basi per trasformare in un lavoro a tempo pieno quello che fino a quel momento era stato quasi solo un hobby.

Come è nato il tuo amore per la traduzione?

In realtà è cominciato molto presto, già alle medie mi dilettavo a tradurre i testi delle mie canzoni preferite, in modo da poterle cantare in italiano ma rispettando ritmo e significato. Poi un giorno, nei primi anni delle superiori, stavo leggendo un romanzo di Stephen King, quando mi imbattei in un’incongruenza. Ora non ricordo né il romanzo né il dettaglio, ma so che era un particolare troppo italiano per l’ambientazione americana della storia. Così ebbi una folgorazione: quello che stavo leggendo non era il “vero” romanzo di Stephen King, ma quello che aveva scritto il suo traduttore. Da lì ho iniziato a prestare molta più attenzione alle traduzioni, ai nomi dei traduttori, a controllare se c’erano nomi di traduttori ricorrenti che incontravo nei romanzi che più mi piacevano. Ancora non sapevo che sarei finita a tradurre anch’io, ma quella porta si era aperta.

Come è iniziato il tuo lavoro di traduttore editoriale? Ricordi qual è stato il primo libro che hai tradotto?

In realtà ho iniziato con i fumetti. Collaboravo già con una casa editrice come adattatrice testi e a un certo punto mi proposero anche una traduzione. All’epoca era un lavoro saltuario, che consideravo poco più di un hobby, ma mi è servito come punto di partenza.
Il primo romanzo che ho tradotto, invece, è stato Prigioniera del cavaliere di Meriel Fuller, uno storico della collana Grandi Romanzi Storici di Harlequin Mondadori (ora diventata HarperCollins Italia). Non è certo un capolavoro, ma ci sono molto affezionata.

Acquisti i libri che traduci? E che sensazione provi quando vedi il tuo nome in qualità di traduttrice?

In genere non li acquisto perché un paio di copie le ricevo dalla casa editrice, come da contratto. Però mi è capitato di comprarne da regalare ad amici e parenti, che erano curiosi di leggere i miei lavori. La sensazione di vedere il mio nome indicato come traduttrice è indescrivibile. Non ho figli, ma ogni volta che lo vedo, specie con AmazonCrossing che indica il nome del traduttore in copertina, provo quello che forse è l’orgoglio di un genitore. Per questo, scherzosamente, mi piace chiamare le mie traduzioni “i miei pargoli”.

Preferisci una traduzione più letterale o creativa? O un mix delle due a seconda dei casi?

Non c’è una traduzione che preferisco, è il tipo di romanzo a richiedere di volta in volta un approccio più letterale o uno più creativo. L’ideale è sempre un buon compromesso tra aderenza alla lingua originale e fluidità della resa in italiano, ma non sempre è possibile, soprattutto se ci sono giochi di parole o sfumature impossibili da rendere. Allora è inevitabile preferire una traduzione libera e creativa, perché prevale l’esigenza di mantenere l’effetto che l’autore aveva avuto intenzione di suscitare nel lettore, anche se la resa stravolge il testo. E ovviamente, la correttezza in italiano deve sempre avere la precedenza sulla traduzione troppo letterale.

Raccontaci un aneddoto, bizzarro, incredibile legato al tuo lavoro.

Credo che l’episodio più bizzarro sia stato proprio il mio esordio. Era appena uscita l’edizione italiana di un manhwa che amavo moltissimo, che avevo già letto in edizione inglese e anche francese, e pure in traduzioni amatoriali. Nella versione italiana c’erano un sacco di imprecisioni, si percepiva che chi l’aveva tradotto l’aveva fatto in maniera meccanica, superficiale, senza approfondire la terminologia più adatta al tema e all’ambientazione. Ho quindi scritto alla casa editrice, segnalando tutti i punti che secondo me andavano riveduti e migliorati nel volume successivo. La mia lettera era così appassionata che mi hanno risposto proponendomi di curare l’adattamento testi del successivo. E così ho iniziato a collaborare con loro.

Hai tradotto alcune autrici come Terri Osburn, Tracy Brogan, Elle Casey, Brenda Joyce, Elizabeth Boyle, Eva Leigh e tante altre. Hai mai avuto la possibilità di chiacchierare con qualcuna di loro?

No, in genere non ho alcun contatto con le autrici che traduco. A volte mi capita di trovare dei punti poco chiari, ma di solito mi confronto con la mia editor e risolviamo insieme i dubbi, senza interpellare le autrici.

Riguardo alle traduzioni qual è il tuo genere preferito? C'è un genere che non accetteresti mai di tradurre? E perché?

Ovviamente amo i romance, altrimenti non li tradurrei perché a volte tendono a essere ripetitivi, quindi se è un genere che non piace, diventa pesante lavorarci tutti i giorni. Di solito preferisco i romanzi frizzanti, quelli che hanno dialoghi brillanti e battute complicate da rendere, perché presentano una sfida che dà molta soddisfazione se si riesce a riprodurre l’effetto anche in italiano. Da lettrice amo molto anche i romanzi fantasy, l’horror e la fantascienza, ma non mi è mai capitato di tradurne, quindi non so come me la caverei. Invece vorrei evitare i gialli, ma solo perché non ne leggo molti e quindi non padroneggio bene il linguaggio tipico del genere.

Sappiamo che lavori come traduttrice per la HarperCollins Italia e che hai lavorato come co-traduttore per la Piemme. Molti traduttori sognano di poter lavorare per una grande casa editrice italiana ma pare sia molto difficile (se non impossibile essere presi in considerazione). E' davvero così? Come ci sei riuscita?

A dire il vero per me non è stato poi così difficile, ma si è trattato più che altro di un colpo di fortuna. Ho partecipato a un concorso di traduzione indetto dalla HarperCollins Italia (che all’epoca era ancora Harlequin Mondadori) e ho ricevuto la menzione d’onore. Come premio mi è stata proposta la traduzione di un romanzo, la traduzione che ho consegnato è piaciuta e ho quindi iniziato a collaborare con loro in maniera continuativa. Per la Piemme si è trattato di farsi trovare nel posto giusto al momento giusto. C’erano tempistiche strette di consegna, a ferragosto, e un solo traduttore non sarebbe bastato, così l’agenzia di traduzione che si occupava del progetto ne ha affidato una parte a me perché aveva apprezzato la mia prova e io ero disponibile per farmi carico del lavoro nei tempi richiesti.

Girovagando per la rete si trovano degli articoli in cui si suggerisce ai traduttori di fare una proposta editoriale a un editore. Pensi sia davvero una buona idea farlo oppure si rischia il tipico "Grazie, le faremo sapere."? Ne hai mai fatta una? Se sì, è stata accolta? Se no, conosci qualcuno che ce l'ha fatta?

Non ne ho mai fatta una e non credo di farne a breve. Di solito le case editrici sono ben al corrente del trend editoriale futuro e di tutte le novità degli altri mercati stranieri, è molto difficile imbattersi in un capolavoro che sia sfuggito all’attenzione degli scout. Forse può funzionare nel caso di lingue poco conosciute, ma non certo per i romanzi in inglese. Conosco alcuni colleghi che ne hanno fatte e qualcuna è stata accolta, ma sono casi particolari e di solito sono proposte ben mirate, rivolte a case editrici medio piccole.

Lavori anche come traduttrice per AmazonCrossing. Sappiamo che hanno una sezione dove è possibile caricare il proprio CV ma c'è anche la possibilità di essere contattati direttamente da loro. Raccontaci la tua esperienza.

La mia collaborazione con AmazonCrossing è un po’ atipica perché non ho caricato il mio CV sulla loro piattaforma né sono stata contattata direttamente, ma lavoro con loro tramite un service editoriale, che funge da intermediario. Di solito mi propongono dei romanzi, faccio una prova di traduzione per vedere se la mia è la “voce” giusta per il romanzo e, se la mia prova piace, mi assegnano il lavoro. Una delle cose che apprezzo di più di AmazonCrossing è il nome del traduttore in copertina, un’attenzione al nostro lavoro che ben poche case editrici italiane ci riservano.

Sei stata anche traduttrice e adattatrice testi per la Flashbook Edizioni. Come lo sei diventata e cosa comporta lavorare su un manga rispetto alla traduzione di un romanzo?

Lo sono diventata con l’aneddoto che ho raccontato prima, dimostrando interesse per il loro lavoro e amore per i manga che pubblicavano. Tradurre fumetti o romanzi sono due cose diverse, ognuna con le sue particolarità, ma che hanno anche alcuni punti in comune. Nei fumetti hai una gabbia da rispettare, non puoi eccedere in frasi troppo lunghe che non ci starebbero nei baloon, anche gli a capo delle parole diventano importanti. In più c’è la difficoltà di associare un testo alle immagini. Se c’è un gioco di parole che in italiano si traduce in un certo modo, ma che poi non c’entra nulla con quello che è raffigurato nella vignetta, devi trovare un modo diverso di renderlo, a costo di stravolgere quello che c’era nell’originale. Ma imparare a rendere bene i dialoghi nei fumetti mi ha aiutata tanto a migliorare anche la mia resa dei dialoghi nei romanzi.

Negli ultimi anni stiamo assistendo anche alla pubblicazione di libri stranieri in italiano senza il classico editore. Sono gli autori stessi che contattano un traduttore oppure usano Babelcube. Hai mai sentito parlare di questo fenomeno e in particolare di Babelcube? Si tratta di una piattaforma che mette in contatto autori e traduttori. Tutti lavorano con le royalties. Accetteresti di iscriverti? Se no, perché?

A Babelcube mi sono iscritta diverso tempo fa, quando era ancora agli esordi, per curiosità, per capire che tipo di mercato ci potesse essere, e per capire come funzionava, ma non ho mai contattato nessuno per propormi come traduttrice perché ritengo che lavorare esclusivamente con le royalties non sia sufficiente come introito. Magari mi sbaglio, magari si può guadagnare bene, ma trovare il romanzo giusto che abbia buone possibilità di coprire il costo del mio lavoro come traduttrice è davvero difficile. In più, per quanto io mi impegni per consegnare traduzioni al meglio delle mie capacità, so che è necessario un lavoro di revisione, che spesso manca nelle traduzioni di Babelcube e questo fa arrivare sul mercato traduzioni scadenti, molto letterali, a volte con palesi errori di comprensione o di grammatica e sintassi italiana. Può essere però un buon trampolino per esordienti, per farsi un po’ le ossa e costruirsi un CV. Ma se manca la figura di un revisore, manca anche un punto di riferimento che possa insegnarti quali errori evitare e come migliorarti, cosa che per me è stata essenziale all’inizio e lo è tutt’ora. Credo che prenderei in considerazione di lavorare con Babelcube solo per arrotondare in tempi in cui il lavoro scarseggia, cosa che, lavorando da freelance, ogni tanto capita.

Se questo tipo di pubblicazione diventasse sempre più diffuso, pensi che gli Editori non avrebbero più ragione di esistere o rimarrebbe solo una pubblicazione alternativa?

Penso invece che l’editore rimanga una figura importante, un filtro necessario tra gli autori e il pubblico per presentare prodotti confezionati al meglio. Certo, con la crisi dell’editoria forse non tutti gli editori lavorano come si dovrebbe e ci ritroviamo con libri tradotti male, pieni di refusi e poco curati anche in libreria, ma in linea di massima l’editore dovrebbe essere una figura che garantisce un certo livello di qualità. Inoltre conosco tantissime persone che tutt’oggi non leggono e-book o che comprano esclusivamente in libreria, quindi ritengo che ci voglia ancora molto tempo prima che l’auto-pubblicazione soppianti totalmente l’editoria tradizionale.

E per concludere, quali sono i tuoi progetti futuri?

Per i progetti a breve termine, consegnare entro le scadenze delle buone traduzioni dei romanzi che mi sono già stati assegnati quest’anno, per il lungo termine invece voglio continuare a migliorarmi, magari con dei corsi di aggiornamento o seminari specifici, perché in questo lavoro non si finisce mai di studiare e imparare.

sabato 1 aprile 2017

TRADUTTORI: PAOLO COSTA

Abbiamo il piacere di condividere con Voi, l'intervista che il traduttore Paolo Costa ha rilasciato alla nostra Shanmei.


Benvenuto Paolo, parlaci di te, raccontaci il tuo percorso di studi.
Ciao, grazie a te per avermi dato la possibilità di dire la mia!
Ho iniziato il mio percorso di studi seguendo il mio amore per la letteratura e le culture straniere. Ho avuto le idee chiare sin da subito: avrei studiato lingue e letterature, con l'intenzione di lavorare come traduttore per una casa editrice, o comunque di muovermi sempre nel campo dell'editoria.
Sin dalla prima media ho studiato tre lingue (inglese, francese e spagnolo) frequentando una classe sperimentale in cui si restava a scuola anche nel pomeriggio. Da lì ho scelto di frequentare il licelo linguistico qui a Trapani, per non perdere l'abitudine di saper parlare e leggere tre lingue diverse. I cinque anni del liceo mi hanno portato a dove sono adesso: un semplice studente di Mediazione Linguistica e Culturale all'Università degli Studi di Palermo.

Come è nato il tuo amore per la traduzione?
Be', dal momento che ho sempre avuto una strana fissazione per i libri e la letteratura straniera, posso dire che il mio amore è iniziato nel momento in cui decisi di provare a leggere i libri in lingua originale. Chiaramente, una lettura di questo tipo richiede sempre una “traduzione”, seppur mentale. Rendendomi conto che leggere in lingua era un'attività più o meno semplice per me, decisi di unirmi per poco tempo ad un gruppo di traduzioni amatoriali, poi ad un gruppo di sottotitolaggio di serie televisive o d'animazione. Infine eccomi qua, traduttore freelancer per diversi autori stranieri.

Come è iniziato il tuo lavoro di traduttore? Quale è stato il primo testo che hai
tradotto?
Se parliamo di lavoro vero e proprio, ho iniziato a Luglio dello scorso anno, firmando il primo contratto su Babelcube proprio il giorno del mio esame orale di maturità.
Tornando indietro nel tempo, per quanto riguarda la traduzione amatoriale, ho cominciato nel 2015 circa traducendo per conto mio il romanzo fantasy “Uprooted” di Naomi Novak. Assieme ad un gruppo di traduzioni amatoriali, lavorai ai primi capitoli del thrille paranormale “Jackaby” di William Ritter.

Hai fatto traduzioni per Case Editrici, Agenzie di marketing o pubblicità?
No, non ho mai avuto il piacere di lavorare per una CE vera e propria, nonostante i vari
tentativi di inviare il mio curriculum e farmi notare. Chissà, forse un giorno avrò anch'io la mia occasione.


Sappiamo che traduci autori stranieri che poi si auto-pubblicano in italiano. Come è
nata questa idea? Quali opere hai tradotto fino ad oggi? E perché le hai scelte?
Proprio così, ho deciso di tradurre per conto di autori stranieri che si sono auto-pubblicati sia in America che in Italia.
L'idea è nata leggendo diverse opinioni al riguardo su pagine e gruppi Facebook. Sentivo parlare tanto di siti come Freelancer e Babelcube, ma non ho mai prestato molta attenzione. Col tempo però, cominciai a sviluppare una certa voglia di mettermi in gioco e seguire finalmente la strada dei miei sogni. Mi sono iscritto su Babelcube e da lì è stato un attimo: ho trovato molti libri interessanti, ma quelli che ho scelto hanno catturato la mia attenzione per le recensioni positive su Goodreads e la trama accattivante. Confesso che anche una copertina affascinante ha il suo ruolo, nella scelta.
Ho tradotto “Oscure Discendenze” di A.R. Cooper e “La Leggenda degli Occhi Blu” di Kristin McMichael, nel frattempo sto lavorando anche a “Ossa e Corallo” di Tiffany Daune, vincitrice del premio Watty's Award 2016.

Hai riscontrato difficoltà nel far accettare agli autori questo nuovo modo di pubblicarsi in paesi stranieri o ne avevano già sentito parlare?
Devo ammetterlo, prima di cominciare a tradurre e dopo aver finito la traduzione di
“Oscure Discendenze”, avevo già provato a mettermi in contatto con altri autori sia per e-mail che tramite le loro pagine Facebook. C'erano molti libri che avevano catturato il mio interesse, su Goodreads, così avevo provato ad accaparrarmi quelli per primo.
Alcuni autori sono stati veramente difficili da convincere: non avendo fiducia nei traduttori
freelancer e non conoscendo l'editoria italiana, hanno preferito tirarsi indietro e non li biasimo per questo.
Molti altri autori, invece, non avevano mai sentito parlare di questa possibilità e, incuriositi, mi hanno chiesto come funzionasse e cosa avrebbero dovuto fare. Ho apprezzato molto la loro curiosità, per me era già un grande onore aver ricevuto una risposta, positiva o negativa che fosse.

Se questo tipo di pubblicazione diventasse sempre più diffuso, pensi che gli Editori non avrebbero più ragione di esistere o rimarrebbe solo una pubblicazione alternativa?
Spero, in cuor mio, che l'editoria continui ad esistere e prenda la decisione di migliorare
parecchio. Qui in Italia molte cose non funzionano, per come la vedo io, ma non mi sembra
il caso di arrivare a cancellare definitivamente l'editoria italiana per fare avanzare il mondo
del self-publishing internazionale.

Quanto tempo serve per portare a termine la traduzione di un romanzo?
Penso che la questione del tempo sia una cosa puramente soggettiva, ma in media ci vorranno due o tre mesi per consegnare una traduzione, se non si ha altro da fare nel frattempo.
Per esperienza personale, posso dire che mi ci sono voluti quattro mesi per finire un romanzo, tra diverse pause per vacanza o per studio, mentre per un altro libro ci sono voluti soltanto due mesi di vacanze natalizie per completarlo come si deve.

Tradurre è il tuo lavoro principale, o fai altre attività?
No, tradurre non è un lavoro vero e proprio per me, soprattutto ora come ora. Sono uno studente e sono disoccupato, anche se spesso ho lavorato in diversi ristoranti e cerco di afferrare qualsiasi occasione mi si pari davanti.

Preferisci una traduzione più letterale o creativa? O un mix delle due a seconda dei
casi?
Preferisco un misto tra le due, senza però lasciare che la traduzione cancelli molte frasi
(com'è già successo con molte case editrici famose) o che ne cambi il significato per
renderlo più “adatto” ad ogni tipo di lettore.

Esistono penali in caso di mancata consegna del lavoro nei tempi stabiliti? Ti è mai
successo di incorrervi?
Stando ai termini e condizioni di Babelcube, il sito tramite cui lavoro, sì.
Ci sono un sacco di penali: se l'autore decide di non assumerti più, se l'autore dovesse cancellare la pubblicazione del libro, se il traduttore decidesse di tirarsi indietro e se il
traduttore dovesse fare ritardo con la consegna.
Per fortuna non mi è mai capitato di finire in queste situazioni, e spero non capiti mai né a me, né agli altri colleghi traduttori... Sarebbe una bella batosta!

E veniamo al tasto più dolente, i pagamenti. Come ti tuteli dai committenti morosi?
Sono una persona molto flessibile, per fortuna. Se incappo in ritardi nel pagamento, riesco a resistere e stringo i denti, facendo forza poche volte ma sufficienti per avere quello che mi spetta.
Non mi è mai capitato di svolgere un lavoro gratuitamente o di incappare in una truffa, per questo mi ritengo fortunato, ma credo che in quel caso si dovrebbe semplicemente passare alle maniere “più forti” e agire, anche se conoscendomi non darei chissà quale peso alla faccenda.

Hai mai vinto premi dedicati a i traduttori?
No, e sinceramente neanche sapevo che esistessero! Questa cosa mi sorprende, ma proverò ad informarmi... Magari avrò il mio giorno buono, prima o poi.

Quale è l’ultimo libro che hai tradotto? Che difficoltà hai riscontrato?
L'ultimo libro tradotto è “La Leggenda degli Occhi Blu” di Kristin McMichael.
È un urban fantasy per adolescenti, quindi non ho incontrato grosse difficoltà. Spesso vengono usati slang giovanili, ma non è un problema insuperabile. L'unica grande difficoltà è quella di conciliare il proprio tempo, essendo uno studente e avendo lavorato a questa traduzione in piena sessione invernale all'Università.

Quale è il momento più bello per un traduttore?
A mio parere, il momento più bello è vedere l'opera completa e sapere che qualcuno la sta leggendo. La gente apre l'eBook o il cartaceo e, sulla prima pagina, vede anche il tuo nome. Non molti ci fanno caso, ma una volta che ci sei dentro anche tu, ti viene voglia di farlo notare a chiunque.
Personalmente, però, la soddisfazione più grande è stata vedere la cover italiana del libro che stavo traducendo. È lì che mi sono detto: “Cavolo, Paolo! Lo stai facendo davvero!”

Raccontaci un aneddoto, bizzarro, incredibile legato al tuo lavoro?
Non ho chissà che come aneddoto, ho avuto un'esperienza lavorativa abbastanza semplice e tranquilla fino ad ora.
Ho avuto un grosso fraintendimento con un'autrice, tramite uno scambio di messaggi in cui avevo capito che fosse anche lei omosessuale come me. Allora le scrissi: “Wow, team LGBT here!” ma lei mi disse che aveva usato il termine sbagliato per riferirsi alla sua migliore amica, ed io mi misi le mani in testa per la brutta figura.
Oltre a questo, mi capita spesso di notare autori che richiamano la mia attenzione su Twitter, dicendo ai propri lettori che vorrebbero me come traduttore. Purtroppo, essendo sommerso da romanzi su cui lavorare, non posso fare altro che rifiutare pubblicamente, anche se spesso mi dispiace tantissimo.

Quale consiglio daresti ad una persona che volesse intraprendere il lavoro di
traduttore?
Comincerei col dire che non è una strada facile e che non è tutto oro quel che luccica, a
partire dal trovare un lavoro per poi toccare il tasto dolente dei guadagni.
Un consiglio che darei, comunque, è quello di darsi da fare e cercare autori determinati a
spianare la loro strada anche in Italia e all'estero. A mio parere, non c'è sensazione migliore del sapere di aver lavorato ad un buon libro.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Dopo aver ricevuto i primi guadagni da “Oscure Discendenze”, aspetto la pubblicazione di “La Leggenda degli Occhi Blu” e nel frattempo sto lavorando al seguito, “Diventare una Leggenda”.
Da Maggio in poi sarò anche il traduttore di Tiffany Daune, con il suo romanzo “Ossa e Corallo”, il primo della serie Siren Chronicles che vedrà l'uscita dei due sequel nella prima metà del 2018.
Per la fine di quest'anno invece dovrei riuscire a lavorare ai prossimi volumi della serie The Shadow Bloodlines (“Legami Fatali” e “Sangue Antico”) e all'ultimo volume della serie Blue Eyes Trilogy (“Vincere la Leggenda”).

Non sapevo di essere un mutaforma, finché i cacciatori non mi hanno trovata... 
Quando la diciottenne Beth riceve un messaggio dal padre scomparso, avvertendola di non andare a scuola quel giorno, perché mai dovrebbe dargli ascolto? Ma quando degli sconosciuti si mostrano ad una delle sue lezioni, dandole la caccia e in cerca della sua morte, Beth deve fare i conti con la verità sui perché e su ciò che è realmente.
Amar è rimasto sepolto nella pietra per secoli. Desidera la libertà, ma solo il sangue di un mutaforma potrà renderlo libero. Dopo secoli bloccato nella forma di un gargoyle, dubita che sia rimasto qualcuno della sua specie. Eppure Beth lo trova, e qualcosa che va oltre la sua responsabilità di proteggerla inizia a riempirlo. Dovrà presto scegliere tra il dovere e l'amore.
Prima che l'ordine dei cacciatori la catturi, Beth e Amar dovranno trovare il padre mutaforma, affinché possano salvare le loro vite.